Titoli a tutta pagina sui giornali; il Presidente Barack Obama, l’uomo più potente della terra, che si improvvisa capo-tifoso alla Casa Bianca; dati di audience per le partite della Nazionale che triturano quelli delle finali Nba. Nessuno ci avrebbe scommesso un soldo fino a nemmeno 20 anni fa: negli Stati Uniti è esplosa la ‘soccer fever’, la febbre del calcio. Un intero popolo ad appassionarsi per le vicende della selezione a stelle e strisce, tifando in massa e improvvisandosi anche critico calcistico quando apprende della mancata convocazione della star Landon Donovan. Sembra incredibile l’evoluzione che il calcio ha vissuto in un Paese dove solo qualche anno addietro chi ci giocava era etichettato come una ‘fighetta’ e chi esultava per un successo rischiava l’arresto, come avvenne ad alcuni sventurati nel 1982 a Little Italy dopo la vittoria Mondiale da parte dell’Italia.
Il calcio ha attecchito anche lì dove gli anticorpi sembravano più forti; merito di un ottimo lavoro che parte dai giovani e dalle scuole, che culmina in un campionato, la Major League Soccer, che dopo i primi anni di stenti ora funziona benissimo e attrae giocatori sempre più importanti e nuovi investitori. Ma un po’ di merito, se vogliamo, va anche a chi, in passato, ha provato a scardinare l’eterna diffidenza statunitense verso il gioco che si fa con i piedi, provando a creare la prima, vera grande lega professionistica calcistica a stelle e strisce: era la NASL, la North American Soccer League, il campionato che a suo modo segnò una pagina di storia del pallone.
Nata nel 1968 dalla fusione tra USSA e NPSL, la NASL partì subito tra mille difficoltà, con pessimi riscontri sul piano del seguito e perdendo dopo poco tempo squadre per strada. A dare una svolta ci pensò, nel 1971, la coppia formata da Ahmet e Nesuhi Ertegün, originari della Turchia e proprietari dell’etichetta discografica Atlantic Records, che insieme al presidente della Time Warner Steve Ross diedero vita ai New York Cosmos, la franchigia che negli anni si imporrà come la compagine nella quale si identificherà l’intero movimento calcistico made in Usa. Tutto questo grazie ai corposi fondi messi a disposizione dai proprietari, che permisero l’arrivo oltreoceano di stelle come Carlos Alberto, Giorgio Chinaglia, Johan Neeskens, Franz Beckenbauer, fino al più grande di tutti: Pelé, la ‘perla nera’, arrivato nel 1975. Fu quello l’anno dell’inizio dell’età dell’oro, coi Cosmos a dominare un campionato il cui seguito cresceva sensibilmente, e dove arrivarono anche novità regolamentari atte ad aumentare lo spettacolo, come gli shoot-out, surrogati dei calci di rigore per decidere il risultato in caso di parità.
Tra franchigie che spuntavano come funghi, majorettes in campo e creazione di iniziative parallele come i campionati indoor, la NASL reggette fino al 1982, quando si cominciarono a sentire gli effetti della crisi: il torneo perse sette squadre, e soprattutto perse il contratto televisivo con la ABC, che non digeriva la scarsa audience delle partite. Da lì in poi, fu una agonia nemmeno troppo lenta, conclusasi nel 1984 con la chiusura dei battenti dopo la vittoria finale dei Chicago Sting: l’anno dopo, la NASL dichiarò fallimento, vittima di un incontrollato e non qualificato gigantismo e della incapacità gestionale dei proprietari, poco avvezzi al mondo del soccer, lì dove la logica del business raramente funziona.
La pletora di campioni sbarcati negli States, alla fine, si rivelò essere solo un gruppo di predicatori nel deserto, protagonisti di stagioni brevi e intense, ma poi evaporate come una bolla di sapone. Di calcio negli Stati Uniti si tornerà a parlare seriamente solo nel 1994, quando si disputò lì la fase finale della Coppa del Mondo. Due anni dopo, partirà la Mls, oggi vertice della piramide del soccer, un mondo che sta vivendo un periodo di floridità incredibile. E dove è tornata a inserirsi anche la storica sigla NASL, che oggi rappresenta una specie di Serie B statunitense (non esiste il sistema di promozioni e retrocessioni), e dove, guarda il caso, giocano proprio i New York Cosmos vincitori, al primo anno di partecipazione, dell’edizione 2013 del torneo. Non sono più i Cosmos di Pelé e Chinaglia, semmai sono quelli di Alessandro Noselli, bomber delle serie minori italiane, dell’ispano-brasiliano Marcos Senna e di Danny Szetela, ma il pedigree di vincenti non si perde negli anni…
Christian Liotta

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