Avete presente Boca-River? Bene. Non
conoscete l'importanza del Superclásico? Male, molto male. In breve,
è la partita più importante del mondo, anche della finale dei
Mondiali.
Provate a passeggiare dalle parti di La
Boca o da quelle di Nuñez: non troverete un'anima viva mentre si
gioca il derby più importante d'Argentina e del mondo.
Dieci anni e due giorni fa, il 17
giugno 2004, tutto il Sud America ha avuto il fiato sospeso per
diversi minuti. Poco importa se si era tifosi o no di una delle due
squadre, in palio c'era qualcosa di importantissimo: la finale di
Copa Libertadores.
La semifinale della massima
competizione sudamericana per club mette di fronte le due squadre.
L'andata alla Bombonera finisce 1-0 per
gli xeneizes. Porte chiuse per i tifosi del River, ma una misera rete
non basta assolutamente al Boca, soprattutto perché non c'era la
regola del gol in trasferta e poi è pur sempre il Superclásico. La
partita viene decisa da un biondissimo 'Flaco' Rolando Schiavi, che
sul primo palo sbuca dal niente e insacca di testa al 28', tre minuti
prima del doppio rosso mostrato a Gallardo, attuale tecnico del
River, e Cascini, per un intervento del giocatore della Banda sul
Mosquito, con conseguente reazione e rissa al centro del campo (ne
pagherà le conseguenze Pato Abbondanzieri che si prende una
graffiata (sì, una graffiata) proprio da Gallardo). Il River di
Leonardo Astrada chiuderà addirittura in 9 per l'espulsione di Ariel
Garcé.
Il ritorno si gioca ovviamente
all'Estadio Vespucio Liberti, per tutti il Monumental. 70 mila anime,
140mila mani attendono il ritorno della semifinale. Poteva mancare un
cartellino rosso? Assolutamente no. Vargas viene espulso per doppia
ammonizione per fallo su Luis Gonzalez. Proprio Lucho troverà il gol
dell'1-0 dopo una cavalcata chiusa con un destro che bacia il palo
prima di varcare la linea di porta, al 5' del secondo tempo.
Quando i supplementari sembrano
scritti, arriva il pareggio del Boca. Mancano 3' alla fine, Cangele
scappa sulla sinistra e mette un pallone basso in area: Tevez insacca
col mancino, gela il Monumental ed esulta imitando una “gallina”,
il soprannome dei tifosi del River. L'arbitro non la prende bene:
rosso anche per l'Apache.
Sembra finita, ma un Superclásico
banale non esiste. Allora Nasuti, nell'ultima azione della partita,
dopo aver perso Tevez in occasione dell'1-1, si fa trovare pronto sul
secondo palo. Tocco di mancino e Abbondanzieri è battuto: il
Monumental esplode. Si va prima ai supplementari, poi ai rigori.
Segnano tutti. Si arriva al quinto
rigore. Batte prima il River. Non si sente un respiro in tutto lo
stadio, solo il fischio sordo dell'arbitro Hector Baldassi. Sul
dischetto va Maxi Lopez. Sono attimi lunghissimi e quando
Abbondanzieri respinge la battuta del futuro attaccante di
Barcellona, Catania e Samp, sul Monumental cade un silenzio surreale.
Javier Villarreal segna per il Boca che vola in finale, poi persa
contro l'Once Caldas.
In pochi però ricordano quella finale,
perché la vera Libertadores si è decisa dagli undici metri. Undici
metri che hanno tolto ogni rumore da un Monumental completamente
esaurito. Un silenzio atroce rotto solo dalle esultanze dei giocatori
del Boca.

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