giovedì 19 giugno 2014

Gli undici metri che hanno fermato il Sud America



Avete presente Boca-River? Bene. Non conoscete l'importanza del Superclásico? Male, molto male. In breve, è la partita più importante del mondo, anche della finale dei Mondiali.
Provate a passeggiare dalle parti di La Boca o da quelle di Nuñez: non troverete un'anima viva mentre si gioca il derby più importante d'Argentina e del mondo.

Dieci anni e due giorni fa, il 17 giugno 2004, tutto il Sud America ha avuto il fiato sospeso per diversi minuti. Poco importa se si era tifosi o no di una delle due squadre, in palio c'era qualcosa di importantissimo: la finale di Copa Libertadores.

La semifinale della massima competizione sudamericana per club mette di fronte le due squadre.
L'andata alla Bombonera finisce 1-0 per gli xeneizes. Porte chiuse per i tifosi del River, ma una misera rete non basta assolutamente al Boca, soprattutto perché non c'era la regola del gol in trasferta e poi è pur sempre il Superclásico. La partita viene decisa da un biondissimo 'Flaco' Rolando Schiavi, che sul primo palo sbuca dal niente e insacca di testa al 28', tre minuti prima del doppio rosso mostrato a Gallardo, attuale tecnico del River, e Cascini, per un intervento del giocatore della Banda sul Mosquito, con conseguente reazione e rissa al centro del campo (ne pagherà le conseguenze Pato Abbondanzieri che si prende una graffiata (sì, una graffiata) proprio da Gallardo). Il River di Leonardo Astrada chiuderà addirittura in 9 per l'espulsione di Ariel Garcé.

Il ritorno si gioca ovviamente all'Estadio Vespucio Liberti, per tutti il Monumental. 70 mila anime, 140mila mani attendono il ritorno della semifinale. Poteva mancare un cartellino rosso? Assolutamente no. Vargas viene espulso per doppia ammonizione per fallo su Luis Gonzalez. Proprio Lucho troverà il gol dell'1-0 dopo una cavalcata chiusa con un destro che bacia il palo prima di varcare la linea di porta, al 5' del secondo tempo.

Quando i supplementari sembrano scritti, arriva il pareggio del Boca. Mancano 3' alla fine, Cangele scappa sulla sinistra e mette un pallone basso in area: Tevez insacca col mancino, gela il Monumental ed esulta imitando una “gallina”, il soprannome dei tifosi del River. L'arbitro non la prende bene: rosso anche per l'Apache.

Sembra finita, ma un Superclásico banale non esiste. Allora Nasuti, nell'ultima azione della partita, dopo aver perso Tevez in occasione dell'1-1, si fa trovare pronto sul secondo palo. Tocco di mancino e Abbondanzieri è battuto: il Monumental esplode. Si va prima ai supplementari, poi ai rigori.

Segnano tutti. Si arriva al quinto rigore. Batte prima il River. Non si sente un respiro in tutto lo stadio, solo il fischio sordo dell'arbitro Hector Baldassi. Sul dischetto va Maxi Lopez. Sono attimi lunghissimi e quando Abbondanzieri respinge la battuta del futuro attaccante di Barcellona, Catania e Samp, sul Monumental cade un silenzio surreale. Javier Villarreal segna per il Boca che vola in finale, poi persa contro l'Once Caldas.


In pochi però ricordano quella finale, perché la vera Libertadores si è decisa dagli undici metri. Undici metri che hanno tolto ogni rumore da un Monumental completamente esaurito. Un silenzio atroce rotto solo dalle esultanze dei giocatori del Boca.   

Nessun commento:

Posta un commento