Anno
1980: è l’estate della tanto attesa riapertura delle frontiere,
con la possibilità di ingaggiare uno straniero per squadra, riforma
annunciata e poi saltata già un paio di anni prima (con l’Inter
che, per dirne una, dovette rinunciare all’ingaggio già
formalizzato di Michel Platini) e formalizzata dopo la penuria
tattica e tecnica offerta dal campionato precedente, falcidiato
oltretutto dallo scandalo del Totonero che portò alla retrocessione
a tavolino di Milan e Lazio. Si muovono tutte o quasi le squadre di
Serie A, tra cui la Pistoiese, fresca di storica prima promozione
nella massima serie. Pistoiese che, come altri club, si muove verso
il mercato brasiliano in cerca di un possibile campione che possa
stuzzicare la fantasia dei tifosi arancioni. E arriva lui.
Adocchiato
dall’allenatore in seconda Giuseppe Malavasi durante una partita
tra Ponte Preta e Comercial, dove realizzò una doppietta, Luis
Silvio Danuello, ventenne dalla ricca capigliatura e dalla buona
corsa, oltre che, sembrava, dotato di gran fiuto del gol, era l’uomo
giusto: grazie alla mediazione di Juan Figer, arriva in Toscana per
la somma di 170 milioni firmando un contratto di sette (!) anni.
Giunto in Italia, Luis Silvio viene dipinto come il bomber ideale per
la Serie A. Ma c’è già chi ode sirene d’allarme, quando Paulo
Roberto Falcao, giunto quell’anno alla Roma, interrogato su
Danuello si limitò a dire: “Non so chi sia”.
Quando
si trattò di scendere in campo, la verità si rivelò essere ancora
più dura: Luis Silvio, semplicemente, non c’entrava nulla con la
Serie A. O meglio, non era affatto quel giocatore che fu presentato
ai tifosi: in attacco non ne azzeccava una, qualcosina in più
riusciva semmai a fare quando si spostava verso la fascia, e capiremo
che non era per caso. Il destino era già scritto: mentre la
Pistoiese si inabissava sul fondo della classifica fino alla
retrocessione, lui spariva pian piano dalla scena, finendo prima in
panchina poi in tribuna, per poi tornare in patria senza nemmeno
chiedere il consenso al club. Ebbe anche la faccia tosta di
ripresentarsi l’estate del 1981 per chiedere parte dello stipendio,
ma la Pistoiese rispedì al mittente senza troppi perché la
richiesta.
Luis
Silvio alimenterà in Italia una serie di leggende metropolitane sul
suo conto: si disse che la partita che gli valse il viaggio in
Toscana fu tutta programmata con l’intervento proprio di Figer per
fargli fare bella figura; si arrivò a dire che non fosse nemmeno un
calciatore e fu abbinato ai mestieri più disparati, dal pizzaiolo al
venditore di gelati allo stadio, fino addirittura all’attore porno.
La verità, però, la ristabilì Luis Silvio in persona qualche anno
fa, alla Gazzetta dello Sport: semplicemente, l’equivoco Luis
Silvio nacque da una vocale, un termine definito linguisticamente
‘falso amico’. Un dirigente della Pistoiese gli chiese quando
arrivò in Italia se fosse una punta, ovvero un attaccante; lui
equivocò con ‘ponta’, ovvero ala, quello che era il suo ruolo
naturale, e rispose affermativamente. E il suo mestiere una volta
smesso di giocare fu rivenditore di ricambi per attrezzature
industriali, di certo non la pornostar.
Tutta
colpa di una vocale, quindi, se Luis Silvio è diventato l’archetipo
del bidone per eccellenza; e pazienza se quell’anno arrivarono
altri stranieri deludenti, come il connazionale Eneas (con Luis
Silvio nella foto), sconfitto dall’eccessiva saudade e dal gelo di
Bologna (e la cui vita si interruppe prematuramente per un tragico
incidente), o come Neumann all’Udinese e Fortunato al Perugia. Non
sapremo mai se, schierato nel suo vero ruolo, avesse potuto avere un
destino diverso; di certo, Luis Silvio ha a suo modo lasciato
traccia, e ancora oggi a Pistoia non pochi lo ricordano con
tenerezza…
Christian Liotta

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