mercoledì 25 giugno 2014

"Io sono una ponta"


Anno 1980: è l’estate della tanto attesa riapertura delle frontiere, con la possibilità di ingaggiare uno straniero per squadra, riforma annunciata e poi saltata già un paio di anni prima (con l’Inter che, per dirne una, dovette rinunciare all’ingaggio già formalizzato di Michel Platini) e formalizzata dopo la penuria tattica e tecnica offerta dal campionato precedente, falcidiato oltretutto dallo scandalo del Totonero che portò alla retrocessione a tavolino di Milan e Lazio. Si muovono tutte o quasi le squadre di Serie A, tra cui la Pistoiese, fresca di storica prima promozione nella massima serie. Pistoiese che, come altri club, si muove verso il mercato brasiliano in cerca di un possibile campione che possa stuzzicare la fantasia dei tifosi arancioni. E arriva lui.
Adocchiato dall’allenatore in seconda Giuseppe Malavasi durante una partita tra Ponte Preta e Comercial, dove realizzò una doppietta, Luis Silvio Danuello, ventenne dalla ricca capigliatura e dalla buona corsa, oltre che, sembrava, dotato di gran fiuto del gol, era l’uomo giusto: grazie alla mediazione di Juan Figer, arriva in Toscana per la somma di 170 milioni firmando un contratto di sette (!) anni. Giunto in Italia, Luis Silvio viene dipinto come il bomber ideale per la Serie A. Ma c’è già chi ode sirene d’allarme, quando Paulo Roberto Falcao, giunto quell’anno alla Roma, interrogato su Danuello si limitò a dire: “Non so chi sia”.
Quando si trattò di scendere in campo, la verità si rivelò essere ancora più dura: Luis Silvio, semplicemente, non c’entrava nulla con la Serie A. O meglio, non era affatto quel giocatore che fu presentato ai tifosi: in attacco non ne azzeccava una, qualcosina in più riusciva semmai a fare quando si spostava verso la fascia, e capiremo che non era per caso. Il destino era già scritto: mentre la Pistoiese si inabissava sul fondo della classifica fino alla retrocessione, lui spariva pian piano dalla scena, finendo prima in panchina poi in tribuna, per poi tornare in patria senza nemmeno chiedere il consenso al club. Ebbe anche la faccia tosta di ripresentarsi l’estate del 1981 per chiedere parte dello stipendio, ma la Pistoiese rispedì al mittente senza troppi perché la richiesta.
Luis Silvio alimenterà in Italia una serie di leggende metropolitane sul suo conto: si disse che la partita che gli valse il viaggio in Toscana fu tutta programmata con l’intervento proprio di Figer per fargli fare bella figura; si arrivò a dire che non fosse nemmeno un calciatore e fu abbinato ai mestieri più disparati, dal pizzaiolo al venditore di gelati allo stadio, fino addirittura all’attore porno. La verità, però, la ristabilì Luis Silvio in persona qualche anno fa, alla Gazzetta dello Sport: semplicemente, l’equivoco Luis Silvio nacque da una vocale, un termine definito linguisticamente ‘falso amico’. Un dirigente della Pistoiese gli chiese quando arrivò in Italia se fosse una punta, ovvero un attaccante; lui equivocò con ‘ponta’, ovvero ala, quello che era il suo ruolo naturale, e rispose affermativamente. E il suo mestiere una volta smesso di giocare fu rivenditore di ricambi per attrezzature industriali, di certo non la pornostar.
Tutta colpa di una vocale, quindi, se Luis Silvio è diventato l’archetipo del bidone per eccellenza; e pazienza se quell’anno arrivarono altri stranieri deludenti, come il connazionale Eneas (con Luis Silvio nella foto), sconfitto dall’eccessiva saudade e dal gelo di Bologna (e la cui vita si interruppe prematuramente per un tragico incidente), o come Neumann all’Udinese e Fortunato al Perugia. Non sapremo mai se, schierato nel suo vero ruolo, avesse potuto avere un destino diverso; di certo, Luis Silvio ha a suo modo lasciato traccia, e ancora oggi a Pistoia non pochi lo ricordano con tenerezza…
Christian Liotta

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