lunedì 23 giugno 2014

La squadra che inventò il Tiki Taka e fulminò Arrigo Sacchi


Un paese con una piccola popolazione che a livello calcistico non aveva mai né vinto né prodotto nulla, tranne una qualificazione alla Coppa del Mondo del ’62 e un secondo posto alla Coppa America del ‘75. Questa era la Colombia. Questa era la Colombia nel panorama mondiale del calcio.
Tutto questo fino alla fine degli anni ’80, quando la Federazione decide di affidare la nazionale (i Cafeteros) a Francisco Maturana, un ex giocatore che aveva avuto una discreta carriera nell’Atletico Medellin, nel Deportes Tolima e nell’Atletico Bucaramanga.
La sua prima esperienza come allenatore fu alla guida dell'Once Caldas di Manizales, con la quale ottiene un buon piazzamento in campionato.
In quella piccola realtà, Maturana in soli sei mesi era riuscito a dare la sua identità di gioco: possesso palla, gioco corto, linea difensiva a zona con un modulo che assomigliava molto a un 4-2-2-2.

Il primo vero successo fu, alla guida dell’Atletico Nacional, la vittoria della Coppa Libertadores nel 1989, la prima per un club colombiano. Importante notare che in quella squadra c’era il futuro della nazionale colombiana: giocatori come René Higuita, Norberto Molina, Andrés Escobar, Luis Carlos Perea, Luis Fernando Herrera, John Tréllez, Leonel Álvarez, Gildardo Gómez, Albeiro Usuriaga.
Maturana sarà a capo della Nazionale colombiana dal 1987 al 1994, e successivamente dal 2001 al 2003.

Francisco Maturana ha cambiato il modo di vedere il calcio, ha lasciato un segno indelebile con il suo futuristico 4-2-2-2, modello che richiamerà l'attenzione di molti allenatori in tutto il mondo.
Era un sistema di gioco dinamico e flessibile, in grado di passare da un 4-4-2 in fase di non possesso ad 4-2-4 in fase di possesso, con gli esterni di centrocampo che si alzano in fase offensiva ed andavano a comporre un vero e proprio 4-2-2-1-1, attaccando con quattro linee di profondità.

Il sistema si basava su un notevole possesso palla , talmente forzato che, per chi non lo conosceva, sembrava una lento tornare indietro, ogni volta che si arrivava nei pressi dell’area di rigore…
Francisco Maturana è stato uno degli allenatori che hanno rivoluzionato a livello tattico il modo di fare calcio, portando alla ribalta principi tattici, talmente evoluti per gli anni 90, che sono ancora attuali: linea difensiva alta, pressione laterale e densità in zona palla, diagonale difensiva, possesso palla strategico (per non chiamarlo tiki-taka).

Andres Escobar, Gilardo Gomez, Luis Herrera, e Luis Perea formavano un linea difensiva a quattro, perfetta nei movimenti ad elastico, sincronizzata nel togliere 40 metri di profondità, perfetta nel pulire sempre l’area di rigore.
Dai movimenti della linea a 4 partiva il dogma del Paco, passando per un ruolo, anche questo attualissimo nel suo principio tattico, quello del portiere.
Due parole ed un attore perfetto: Renè Higuita. Portiere che, oltre ad avere una tecnica con i piedi eccelsa, sapeva leggere i movimenti della linea a 4 e coprire quei 40 metri da solo.
Per essere attuali possiamo dire uno dei principi tattici della fase di non possesso dei Colchoneros di Simeone (Atletico Madrid 2013-2014), non a caso allenati anche da Maturana nel 1994.

Il ritmo di lavoro alto dei due centrali di centrocampo, Leonel Alvarez e Gabriel Gomez era molto alto, nelle due fasi di gioco.
Poi c'era Carlos Valderrama. Il suo ruolo all’interno del possesso strategico di Maturana?
Possiamo dire regista o trequartista, utilizzando termini ormai “arcaici”, oppure seconda punta o falso nove, per essere più attuali. Decidete voi. Possiamo certamente dire però che l'azione offensiva passava quasi sempre dai suoi piedi, per continuare in una fitta rete di passaggi, quasi sfiancanti, alla ricerca di un possesso palla quasi irritante. Questo il loro timbro, la loro identità di squadra. Tutti principi attualissimi del tiki-taka spagnolo che ha visto la sua massima espressione nel Barcellona di Pep Guardiola.

Il suo 4-2-2-2 ha fatto innamorare anche Arrigo Sacchi, uno dei pochi a riconoscere i meriti di Maturana nell’evoluzione del gioco del calcio, a riconoscere che probabilmente il Pacho ha influito notevolmente su tutto ciò che adesso risulta essere innovativo.
La sua perfezione calcistica termina con la Coppa America del 1993. La sua “creatura” per caratteristiche tecniche dei singoli, al Mondiale Usa ’94, si snatura e non riesce più ad esprimere quell’identità di gioco che fino all’anno prima si era vista in campo. Il tiki-taka colombiano aveva cominciato a lasciare il passo alle sfuriate dei singoli, uno su tutti Faustino Asprilla, giocatore eclettico ma non adatto a quel gioco paziente e strategico. 
Così, alla fine una domanda ci tormenta: Maturana è stato un grande allenatore, rivoluzionario nelle sue idee o solo fortunato, che ha avuto la fortuna di allenare una generazione di talenti?

In pochi, forse nessuno, in quegli anni ha portato avanti un sistema di gioco come il suo.
Francisco Antonio Maturana García – detto Pacho – uno dei più grandi allenatori che la storia del calcio ci ha permesso di conoscere. Uno che, negli anni 90, se si voltava indietro…. poteva solamente intravedere “il futuro”.

Gianvito Piglionica

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