Un paese con una piccola popolazione
che a livello calcistico non aveva mai né vinto né prodotto nulla,
tranne una qualificazione alla Coppa del Mondo del ’62 e un secondo
posto alla Coppa America del ‘75. Questa era la Colombia. Questa
era la Colombia nel panorama mondiale del calcio.
Tutto questo fino alla fine degli anni
’80, quando la Federazione decide di affidare la nazionale (i
Cafeteros) a Francisco Maturana, un ex giocatore che aveva avuto una
discreta carriera nell’Atletico Medellin, nel Deportes Tolima e
nell’Atletico Bucaramanga.
La sua prima esperienza come allenatore
fu alla guida dell'Once Caldas di Manizales, con la quale ottiene un
buon piazzamento in campionato.
In quella piccola realtà, Maturana in
soli sei mesi era riuscito a dare la sua identità di gioco: possesso
palla, gioco corto, linea difensiva a zona con un modulo che
assomigliava molto a un 4-2-2-2.
Il primo vero successo fu, alla guida
dell’Atletico Nacional, la vittoria della Coppa Libertadores nel
1989, la prima per un club colombiano. Importante notare che in
quella squadra c’era il futuro della nazionale colombiana:
giocatori come René Higuita, Norberto Molina, Andrés Escobar, Luis
Carlos Perea, Luis Fernando Herrera, John Tréllez, Leonel Álvarez,
Gildardo Gómez, Albeiro Usuriaga.
Maturana sarà a capo della Nazionale
colombiana dal 1987 al 1994, e successivamente dal 2001 al 2003.
Francisco Maturana ha cambiato il modo
di vedere il calcio, ha lasciato un segno indelebile con il suo
futuristico 4-2-2-2, modello che richiamerà l'attenzione di molti
allenatori in tutto il mondo.
Era un sistema di gioco dinamico e
flessibile, in grado di passare da un 4-4-2 in fase di non possesso
ad 4-2-4 in fase di possesso, con gli esterni di centrocampo che si
alzano in fase offensiva ed andavano a comporre un vero e proprio
4-2-2-1-1, attaccando con quattro linee di profondità.
Il sistema si basava su un notevole
possesso palla , talmente forzato che, per chi non lo conosceva,
sembrava una lento tornare indietro, ogni volta che si arrivava nei
pressi dell’area di rigore…
Francisco Maturana è stato uno degli
allenatori che hanno rivoluzionato a livello tattico il modo di fare
calcio, portando alla ribalta principi tattici, talmente evoluti per
gli anni 90, che sono ancora attuali: linea difensiva alta, pressione
laterale e densità in zona palla, diagonale difensiva, possesso
palla strategico (per non chiamarlo tiki-taka).
Andres Escobar, Gilardo Gomez, Luis
Herrera, e Luis Perea formavano un linea difensiva a quattro,
perfetta nei movimenti ad elastico, sincronizzata nel togliere 40
metri di profondità, perfetta nel pulire sempre l’area di rigore.
Dai movimenti della linea a 4 partiva
il dogma del Paco, passando per un ruolo, anche questo attualissimo
nel suo principio tattico, quello del portiere.
Due parole ed un attore perfetto: Renè
Higuita. Portiere che, oltre ad avere una tecnica con i piedi
eccelsa, sapeva leggere i movimenti della linea a 4 e coprire quei 40
metri da solo.
Per essere attuali possiamo dire uno
dei principi tattici della fase di non possesso dei Colchoneros di
Simeone (Atletico Madrid 2013-2014), non a caso allenati anche da
Maturana nel 1994.
Il ritmo di lavoro alto dei due
centrali di centrocampo, Leonel Alvarez e Gabriel Gomez era molto
alto, nelle due fasi di gioco.
Poi c'era Carlos Valderrama. Il suo
ruolo all’interno del possesso strategico di Maturana?
Possiamo dire regista o trequartista,
utilizzando termini ormai “arcaici”, oppure seconda punta o falso
nove, per essere più attuali. Decidete voi. Possiamo certamente dire
però che l'azione offensiva passava quasi sempre dai suoi piedi, per
continuare in una fitta rete di passaggi, quasi sfiancanti, alla
ricerca di un possesso palla quasi irritante. Questo il loro timbro,
la loro identità di squadra. Tutti principi attualissimi del
tiki-taka spagnolo che ha visto la sua massima espressione nel
Barcellona di Pep Guardiola.
Il suo 4-2-2-2 ha fatto innamorare
anche Arrigo Sacchi, uno dei pochi a riconoscere i meriti di Maturana
nell’evoluzione del gioco del calcio, a riconoscere che
probabilmente il Pacho ha influito notevolmente su tutto ciò che
adesso risulta essere innovativo.
La sua perfezione calcistica termina
con la Coppa America del 1993. La sua “creatura” per
caratteristiche tecniche dei singoli, al Mondiale Usa ’94, si
snatura e non riesce più ad esprimere quell’identità di gioco che
fino all’anno prima si era vista in campo. Il tiki-taka colombiano
aveva cominciato a lasciare il passo alle sfuriate dei singoli, uno
su tutti Faustino Asprilla, giocatore eclettico ma non adatto a quel
gioco paziente e strategico.
Così, alla fine una domanda ci
tormenta: Maturana è stato un grande allenatore, rivoluzionario
nelle sue idee o solo fortunato, che ha avuto la fortuna di allenare
una generazione di talenti?
In pochi, forse nessuno, in quegli anni
ha portato avanti un sistema di gioco come il suo.
Francisco Antonio Maturana García –
detto Pacho – uno dei più grandi allenatori che la storia del
calcio ci ha permesso di conoscere. Uno che, negli anni 90, se si
voltava indietro…. poteva solamente intravedere “il futuro”.
Gianvito Piglionica

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