Tutti conosciamo, o abbiamo
recentemente imparato a conoscere, la storia della grande Olanda del
1974: Arancia Meccanica. La macchina perfetta messa a punto da Rinus
Michels e meravigliosamente guidata in campo da quello che per molti
è stato il miglior giocatore europeo di tutti i tempi: Johan
Crujiff.
Quella squadra aveva un motore -
leggasi 11 titolare - talmente potente che andò fuori giri proprio
sul più bello, lasciando il titolo alla Germania Ovest.
I Mondiali, però, si tengono ogni 4
anni e quell’Olanda avrebbe potuto sicuramente godere di
un’ulteriore opportunità.
Alla vigilia del Mundial '78, gli
oranje erano i favoriti, reduci dal secondo posto alla rassegna
iridata precedente e dal terzo posto all’Europeo jugoslavo del
1976.
I titolari erano praticamente gli
stessi, un nome però, mancava: quello di Johan Crujiff.
Il
miglior giocatore d’Europa, vincitore di 3 palloni d’oro, colui
che aveva messo a ferro e fuoco la “vita da mediano” di Oriali
nella finale di coppa campioni del 1972 non figurava nella lista dei
convocati. Possibile?
Per 30 anni supposizioni e speculazioni
si sono susseguite freneticamente. Si è detto che l’addio fosse
dovuto a contrasti con la federazione olandese circa gli sponsor, si
è pensato che Crujiff si fosse schierato contro il regime di Videla
che all’epoca opprimeva l’Argentina (30000 desaparecidos vi
dicono qualcosa?). Alla fine è stato lo stesso Crujiff a fugare,
solo parzialmente, i dubbi. Nel 2008, infatti, l’anatroccolo dai
piedi d’oro ha rivelato di aver subìto nel 1977 un tentativo di
rapimento nella sua casa di Barcellona. A questo punto l’epicentro
del mistero si sposta. Non più perché Crujiff abbia deciso di
smettere col calcio, piuttosto, perché qualcuno cercò rapirlo? Le
ipotesi sono molteplici.
Emissari di Franco che volevano fargli
pagare il rifiuto al Real Madrid e la militanza nel Barcellona.
Oppure Videla, terrorizzato dal talento del “Profeta del Gol”
mandò degli uomini per intimargli di non partecipare e non rendere,
con la sua presenza, imbattibile la corazzata olandese. E se,
invece, più semplicemente fossero stati semplici criminali che
volevano soltanto estorcere qualche pesetas a Johan?
Il mistero resta e resterà, ma
visto che questa è, e deve essere, una storia di fútbol,
ricordiamoci che l’Olanda si presenta a quel Mondiale comunque con
una delle nazionali più forti di tutti i tempi e, come nel 1974,
arriva fino alla finale. Ancora contro i padroni di casa, questa
volta l’Argentina di Kempes (e di Videla).
La finale del Monumental di Buenos
Aires, giocata in un paese avvolto da un clima surreale, come si può
evincere dallo splendido film “Complici del Silenzio”, si
trascina sull’1-1 fino al 89’. Proprio in quel minuto, al
crepuscolo della partita o, se preferite, all’alba dei tempi
supplementari, l’Olanda ha la possibilità di entrare nella storia.
E’ da poco scoccato il 90' quando
Brandts batte un calcio di punizione. Il pallone è lunghissimo, la
difesa albiceleste mal posizionata e sul secondo palo sbuca
Rensenbrink, che anticipa l’estremo difensore argentino Fillol. Due
nazioni si fermano, forse trema perfino Videla. E’ un istante
infinito, di quelli che cambiano la storia, tre centimetri possono
ribaltare tutto, anche un regime.
Rensenbrink al momento del possibile
colpo del KO ha realizzato cinque gol, gli stessi del funambolo
argentino Mario Kempes. Se quella palla passa dalla parte giusta del
palo, vince anche la classifica cannonieri e, chissà, il Pallone
d’Oro. Gli Dei del calcio hanno, purtroppo per i tulipani, preso
altre decisioni.
Il sogno del Serpente, questo il
soprannome di Rensenbrink si infrange sul palo alla destra del
portiere. L’Argentina trionfa nel supplementare e Kempes, segnando
il provvisorio 2-1, prima del 3-1 di Bertoni, vince la classifica dei
bomber (bomber veri, non quelli che si “spaccanoammerda”, tanto
per intenderci). Ah, ovviamente anche il Pallone d’Oro prende una
strada diversa, finirà infatti tra le mani di Keegan, con
Rensenbrink solo terzo per i giurati di France Football.
Ancora oggi in Olanda si pensa che se
Crujiff avesse giocato quella finale, l’Argentina non avrebbe
vinto. Non ci è dato saperlo, sappiamo però che sarebbero bastati
tre centimetri per vincere comunque, anche senza il “Pelè bianco”.
Anche per questo il fútbol è meraviglioso. Non sempre vince la
squadra più romantica, non sempre vince la squadra più forte, ma il
calcio ti dà sempre una seconda possibilità e il meraviglioso gol
di Dennis Bergkamp al 90’ di un quarto di finale giocato al
Velodrome di Marsiglia nell’estate del 1998 ne è la dimostrazione.
Che partita era? Olanda-Argentina, ça
va sans dire...
Leopoldo Carugati
Leopoldo Carugati

Nessun commento:
Posta un commento