venerdì 13 giugno 2014

Il tulipano mai sbocciato


Tutti conosciamo, o abbiamo recentemente imparato a conoscere, la storia della grande Olanda del 1974: Arancia Meccanica. La macchina perfetta messa a punto da Rinus Michels e meravigliosamente guidata in campo da quello che per molti è stato il miglior giocatore europeo di tutti i tempi: Johan Crujiff.

Quella squadra aveva un motore - leggasi 11 titolare - talmente potente che andò fuori giri proprio sul più bello, lasciando il titolo alla Germania Ovest.
I Mondiali, però, si tengono ogni 4 anni e quell’Olanda avrebbe potuto sicuramente godere di un’ulteriore opportunità.

Alla vigilia del Mundial '78, gli oranje erano i favoriti, reduci dal secondo posto alla rassegna iridata precedente e dal terzo posto all’Europeo jugoslavo del 1976.
I titolari erano praticamente gli stessi, un nome però, mancava: quello di Johan Crujiff. 
Il miglior giocatore d’Europa, vincitore di 3 palloni d’oro, colui che aveva messo a ferro e fuoco la “vita da mediano” di Oriali nella finale di coppa campioni del 1972 non figurava nella lista dei convocati. Possibile?

Per 30 anni supposizioni e speculazioni si sono susseguite freneticamente. Si è detto che l’addio fosse dovuto a contrasti con la federazione olandese circa gli sponsor, si è pensato che Crujiff si fosse schierato contro il regime di Videla che all’epoca opprimeva l’Argentina (30000 desaparecidos vi dicono qualcosa?). Alla fine è stato lo stesso Crujiff a fugare, solo parzialmente, i dubbi. Nel 2008, infatti, l’anatroccolo dai piedi d’oro ha rivelato di aver subìto nel 1977 un tentativo di rapimento nella sua casa di Barcellona. A questo punto l’epicentro del mistero si sposta. Non più perché Crujiff abbia deciso di smettere col calcio, piuttosto, perché qualcuno cercò rapirlo? Le ipotesi sono molteplici.

Emissari di Franco che volevano fargli pagare il rifiuto al Real Madrid e la militanza nel Barcellona. Oppure Videla, terrorizzato dal talento del “Profeta del Gol” mandò degli uomini per intimargli di non partecipare e non rendere, con la sua presenza, imbattibile la corazzata olandese. E se, invece, più semplicemente fossero stati semplici criminali che volevano soltanto estorcere qualche pesetas a Johan?

Il mistero resta e resterà, ma visto che questa è, e deve essere, una storia di fútbol, ricordiamoci che l’Olanda si presenta a quel Mondiale comunque con una delle nazionali più forti di tutti i tempi e, come nel 1974, arriva fino alla finale. Ancora contro i padroni di casa, questa volta l’Argentina di Kempes (e di Videla).

La finale del Monumental di Buenos Aires, giocata in un paese avvolto da un clima surreale, come si può evincere dallo splendido film “Complici del Silenzio”, si trascina sull’1-1 fino al 89’. Proprio in quel minuto, al crepuscolo della partita o, se preferite, all’alba dei tempi supplementari, l’Olanda ha la possibilità di entrare nella storia.

E’ da poco scoccato il 90' quando Brandts batte un calcio di punizione. Il pallone è lunghissimo, la difesa albiceleste mal posizionata e sul secondo palo sbuca Rensenbrink, che anticipa l’estremo difensore argentino Fillol. Due nazioni si fermano, forse trema perfino Videla. E’ un istante infinito, di quelli che cambiano la storia, tre centimetri possono ribaltare tutto, anche un regime.

Rensenbrink al momento del possibile colpo del KO ha realizzato cinque gol, gli stessi del funambolo argentino Mario Kempes. Se quella palla passa dalla parte giusta del palo, vince anche la classifica cannonieri e, chissà, il Pallone d’Oro. Gli Dei del calcio hanno, purtroppo per i tulipani, preso altre decisioni.

Il sogno del Serpente, questo il soprannome di Rensenbrink si infrange sul palo alla destra del portiere. L’Argentina trionfa nel supplementare e Kempes, segnando il provvisorio 2-1, prima del 3-1 di Bertoni, vince la classifica dei bomber (bomber veri, non quelli che si “spaccanoammerda”, tanto per intenderci). Ah, ovviamente anche il Pallone d’Oro prende una strada diversa, finirà infatti tra le mani di Keegan, con Rensenbrink solo terzo per i giurati di France Football.

Ancora oggi in Olanda si pensa che se Crujiff avesse giocato quella finale, l’Argentina non avrebbe vinto. Non ci è dato saperlo, sappiamo però che sarebbero bastati tre centimetri per vincere comunque, anche senza il “Pelè bianco”. Anche per questo il fútbol è meraviglioso. Non sempre vince la squadra più romantica, non sempre vince la squadra più forte, ma il calcio ti dà sempre una seconda possibilità e il meraviglioso gol di Dennis Bergkamp al 90’ di un quarto di finale giocato al Velodrome di Marsiglia nell’estate del 1998 ne è la dimostrazione.


Che partita era? Olanda-Argentina, ça va sans dire...

Leopoldo Carugati

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