martedì 17 giugno 2014

L'importanza di chiamarsi Andrea


Questa non è una vera Storia di Fútbol. Questa è Storia di Fútbol. E' stato il capitano della Nazionale nel debutto Mondiale, in una delle sue ultime partite da giocatore azzurro. Non toglietecelo.

Inutile esaltare le qualità di Andrea Pirlo. Inutile ricordare i numeri. Chi non conosce il miglior giocatore italiano degli ultimi anni, probabilmente è appena sbarcato da Marte. Probabilmente, perché anche sul pianeta rosso sono arrivate le immagini di uno dei maestri del calcio.

Ogni singolo uomo italiano vorrebbe essere Pirlo. Dalla barba ai capelli, dal tocco di palla alla visione di gioco, mezzo mondo invidia il numero 21 della nostra Nazionale.

Molti al suo posto giocherebbero con gel, cerchietti, tatuaggi. Pirlo è essenziale, come il suo modo di giocare. E' un mago, capace di far apparire semplici traiettorie che farebbero rabbrividire Einstein ed Enrico Fermi, trova spazi che non esistono. Pirlo è il cielo di Magritte, è la mezza dozzina di birre per Bukowski, è il velo di Maya di Schopenhauer, è il “sapere di non sapere” di Socrate che ci spinge al desiderio di conoscenza, è il profumo del caffè.

Ecco, se proprio vogliamo trovare un difetto, possiamo appellarci all'entusiasmo davanti alle telecamere, ma è una maschera. Nella sua autobiografia, conferma che è il fulcro dello spogliatoio di ogni squadra in cui ha giocato. Tutti sono contenti di averlo nello spogliatoio, tranne Gattuso. Ringhio, bersaglio dei suoi scherzi, lo ha più volte menato.

Una generazione di bambini sta crescendo sui campetti facendosi la telecronaca all'urlo di “Pirlo porta palla”, ma lo stesso Andrea è cresciuto con un idolo: “Baggio. Giocare con lui è stato un sogno, ho studiato tutto per cercare di imparare il più possibile”.

Ci perdonino Tottisti e Delpieristi, ma ormai è evidente: dopo il Divin Codino, c'è Andrea Pirlo. Un giocatore che si è guadagnato la standing ovation da San Siro, Santiago Bernabeu e Maracanã. All'appello manca solo Wembley e poi ci siamo, ma possiamo tranquillamente accontentarci.

2 Champions League, 1 Mondiale, 5 Scudetti, 1 Coppa Italia, 3 Supercoppe Italiane, 2 Supercoppe europee, 1 Mondiale per club, 1 Europeo Under 21 (vinto da capocannoniere), 1 bronzo olimpico ad Atene '04. Anche guardando la sua bacheca, accontentarsi può bastare.

Pirlo, però, è uno che non si accontenta e, a dire la verità, non ci accontentiamo neanche noi. Ci hai regalato innumerevoli Storie, anzi, favole di Fútbol. Hai giocato con Inter, Milan e Juve (proprio come Baggio) e continui ad essere ammirato da tutti. Gli inglesi prima della partita di Manaus hanno cantato God save the Queen. Noi rispondiamo così: “God save Andrea Pirlo”.  

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