lunedì 16 giugno 2014

Il primo sceicco del Fútbol


Molti di noi sono ormai abituati alle spese folli degli emiri arabi nel mondo del calcio: questi personaggi multimilionari hanno rivoluzionato, anche se forse sarebbe più giusto dire stravolto, la visione del calcio attuale.

Come se non bastassero i soldi, i tantissimi soldi circolanti nel globo calcistico, sono arrivati negli ultimi anni i vari Al-Makthoum e soprattutto Al-Thani a spendere e spandere infarcendo le rispettive squadre di campioni pagati a peso d’oro, con buona pace del tanto decantato Fair Play Finanziario e alimentando i sogni, forse i rancori, dei tifosi delle squadre che tanta manna dal cielo non possono permettersela.

Ma forse pochi di noi sanno che la prima volta che uno sceicco è salito alla ribalta del calcio non è stato per un munifico acquisto, ma… per un gol annullato in prima persona.
A dire il nome per intero c’è il rischio che la lingua si contorca: Fahad Al-Ahmed Al-Jaber Al-Sabah, nato a Madinat al-Kuwait nel 1945, è ricordato nella sua patria, il Kuwait, come l’artefice dell’esplosione bellissima ed effimera del movimento calcistico del piccolo e ricchissimo angolo della Penisola arabica, che raggiunse il suo culmine nel 1982, quando il Kuwait ottenne la storica qualificazione alla fase finale della Coppa del Mondo in Spagna.

Risultato storico ma forse non inatteso: la Nazionale kuwaitiana vive infatti un momento di grande splendore, anche per merito del suddetto sceicco, presidente federale lungimirante che ha avuto il merito di affidare la squadra ad un brasiliano atipico, Carlos Alberto Parreira, che fino a quel momento fece fortuna nientemeno che in Ghana.

Parreira che in Kuwait vivrà situazioni private forti come pugni nello stomaco, come cene disgustose servite su fogli di giornale in mezzo al deserto, ma farà a pieno il suo lavoro portando ad esempio la squadra al trionfo nella Coppa d’Asia nel 1980 (con annessi ricchi premi donati dallo sceicco) e guidandola alle Olimpiadi di Mosca.

L’Asia approfitta dell’allargamento a 24 partecipanti della fase finale dei Mondiali, portando la sua seconda innovativa rappresentante dopo l’Iran, formazione semi (ma anche trequarti) dilettantistica che partecipò all’edizione 1978 in Argentina, ottenendo solo un pari contro la Scozia.

Tutti gli addetti ai lavori prevedono per il Kuwait il classico ruolo di ‘squadra materasso’, alla pari di altre formazioni esotiche come El Salvador (che ne prenderà 10 dall’Ungheria), Nuova Zelanda e Honduras. Ma a Valladolid, nella partita di debutto, il Kuwait è capace di regalare un colpo a sorpresa fermando la pur declinante Cecoslovacchia: al vantaggio di Antonin Panenka, colui che inventò quel colpo conosciuto in Italia come cucchiaio, ma che universalmente è stato brevettato col suo nome, risponde l’attaccante Faisal Al-Dakhil, che da quel giorno diventerà il re.

E oltretutto, la squadra mostra un discreto calcio, dimostrando di non essere solo un fenomeno folkroristico con tanto di cammello circolante spensierato nella sede del ritiro. Però, questo brasiliano atipico la sa lunga…

La seconda partita, però, è già sulla carta proibitiva: è quella contro la super Francia del prossimo juventino Michel Platini, di Didier Six e di Jean Tigana, quella squadra che due anni dopo, in patria, si laureerà campione d’Europa. E che, per non saper leggere né scrivere, scende in campo senza preoccuparsi di far troppo male all’avversario.

Il 21 giugno 1982, allo stadio Josè Zorrilla di Valladolid non c’è storia: all’intervallo, nonostante le prodezze dell’estremo difensore kuwaitiano Ahmed Al-Tarabulsi, di professione capitano dell’esercito locale, i galletti sono avanti per 3-0.

Nella ripresa la musica non cambia, la Francia fa quello che vuole in campo e arriva al poker, firmato da Alain Giresse dopo due minuti dall’inizio. Gol che però viene contestato dagli asiatici, che vanno tutti a circondare l’arbitro, il sovietico Miroslav Stupar: avevano sentito un fischio, c’è stato un fischio, “eravamo fermi per quello”.

Stupar nega, si dirige verso il centrocampo e intima ai kuwaitiani di smetterla. Fin quando, dalle tribune, non si alza una persona che fa ampi cenni come a dire: “Ora scendo in campo io”.

E come d’incanto, accompagnato da una catena umana di sorveglianti, appare sul terreno di gioco lui, Fahad Al-Ahmed Al-Jaber Al-Sabah, che solerte si avvicina al fischietto di origine ucraina e dà vita ad un conciliabolo che dura almeno cinque minuti; il tutto sotto gli occhi stupiti di tutti i presenti, dai tifosi ai membri della Guardia Civil arrivati per proteggere lo sceicco.

Fasi concitate, col ct francese Michel Hidalgo che subisce anche una 'telecamerata', prima che Stupar, come ipnotizzato dalle parole di Al-Sabah che minaccia il ritiro della squadra, torna clamorosamente sui suoi passi: sì, c’è fuorigioco, il gol è da annullare.

Ora è la Francia a protestare, quasi a rinfacciare all’arbitro la situazione imbarazzante da lui creata, ma dura poco; i bleus si ricompongono e arrivano comunque al poker con Maxime Bossis, dopo che il Kuwait trovò la rete della bandiera con Abdullah Al-Buloushi. Ma lo stupore rimane. E non mancherà di far sentire i suoi strascichi.

Pagherà più di tutti proprio Stupar, radiato dalla lista degli arbitri internazionali della Fifa; il Kuwait perderà anche l’ultima gara del girone, con un onorevolissimo 1-0 patito dall’Inghilterra con gol di Trevor Francis, visto in Italia alla Sampdoria, ma poi cadrà in un lento e inesorabile oblio.

Chi non pagherà, anzi vedrà la propria carriera raggiungere altri picchi, è il ct Parreira, che nel 1994 potrà diventare profeta in patria portando sul trono Mondiale dopo 24 anni dall’ultima volta il Brasile forse meno pronosticabile di sempre.

Lo sceicco Fahad, per quella sua, chiamiamola così, pittoresca invasione di campo, subirà solo una multa di 10mila dollari. Morirà nel 1990, nel pieno dell’invasione del Kuwait da parte delle milizie irachene di Saddam Hussein; forse in battaglia, forse colpito a morte nella presa di un aereo sul quale intendeva fuggire dal Paese.


Di lui rimarrà comunque il ricordo di una Storia di Fútbol storica, da qualunque punto di vista la si voglia leggere. Quella di uno sceicco pallonaro ante litteram che, prima di influenzare il mercato, andava direttamente a influenzare gli arbitri…

Christian Liotta

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