E' troppo facile evidenziare quelle che
sono le differenze del calcio moderno con quello degli anni passati.
Non parliamo di romanticismo, non parliamo di soldi, non parliamo di
grandi campioni. Parliamo di dettagli.
Sono i dettagli a creare la differenza
tra un campione e un fuoriclasse, tra una vittoria e una sconfitta,
tra 'un quasi gol' e l'albo d'oro e, proprio nell'albo d'oro dei
Mondiali, manca una delle squadre più forti di sempre: l'Olanda di
Johan Cruijff.
E' il 1974, si gioca la decima edizione
del campionato del Mondo, la prima senza Coppa Rimet (il Brasile l'ha
alzata per la terza volta nel cielo di Città del Messico, battendo
l'Italia in finale quattro anni prima). Si gioca in quella che era la
Germania Ovest uno dei Mondiali più politici della storia, secondo
solo a quello che si giocherà in Argentina nel 1978.
La Germania alzerà la prima Coppa del
Mondo della storia, la seconda dopo la Rimet del '54, proprio contro
gli Oranje, ma è la sfida tra due fratelli che infiamma il marketing
e incide anche sulle maglie del Mondiale.
Adolf Dassler fonda nel 1922 l'Adidas e
con il padre e il fratello inizia a produrre le prime scarpe sportive
dopo la prima guerra mondiale. Due anni dopo, però, Rudolf, fratello
di 'Adi', decide di fondare la Gebrüder Dassler Schuhfabrik, quella
che nel 1948 diventerà la Puma Schuhfabrik Rudolf Dassler, nota a
tutti semplicemente come Puma.
Al Mondiale, una delle principali
stelle del calcio mondiale, Johan Cruijff è testimonial della Puma,
ma l'Olanda ha come sponsor tecnico l'Adidas. L'elegante numero 14 è
uno a cui piace dare fastidio, in campo e fuori, soprattutto alla
federazione olandese (su storiedifutbol.blogspot.com trovate la sua
mancata partecipazione al Mondiale 1978). Uno dei tanti aspetti che
non va giù a Johan riguarda proprio la sponsorizzazione.
“Io sono uomo 'Puma',
conseguentemente mi rifiuto di scendere in campo con le tre strisce
dell'Adidas”, tuona Cruijff. I capi della delegazione olandese si
guardano spaesati. Questo qua non ne vuole sapere, le tre strisce non
le mette. In fondo, sono solo tre strisce. No.
Come fare? Non c'è due senza tre è un
detto che non vale per uno come Crujiff e allora via una striscia: la
maglia 14 arancione avrà solo due strisce sulle maniche. La maglia
del 14 è unica, unica come chi la indossa. Il primo disegno è
completato.
Il secondo, invece, avviene in campo.
Non è una vittoria, non è un gol, non è un assist. 19 giugno, si
gioca a Dortmund la seconda giornata della prima fase a gironi.
L'Olanda affronta la Svezia dopo aver battuto ad Hannover quattro
giorni prima l'Uruguay.
La squadra di Georg Ericson ha
costruito una gabbia su misura per Cruijff. Gli Oranje non sfondano.
Gli svedesi sfruttano la maggior potenza fisica, ma in quanto a
tecnica non ce n'è: gli olandesi sono nettamente superiori.
Lato corto dell'area di rigore, il
centrocampista Janne Olsson si ritrova nell'insolita posizione di
terzino destro, perché ha il compito di essere l'ombra di Cruijff.
Il '14' non sa più cosa inventarsi quando i due si trovano
affiancati, spalle alla porta.
Qui si completa il secondo disegno:
Johan finge di rigiocare indietro il pallone, Olsson abbocca e, con
l'interno del piede destro, Cruijff si fa scorrere il pallone tra le
gambe. E' nato il Cruijff Turn, uno dei disegni più belli mai visti
all'interno del rettangolo verde.
Ah, la partita finirà 0-0, ma quella è
un'altra Storia di Fútbol e, a dirla tutta, neanche così
interessante...


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