Potrebbe capitare anche oggi, anche se
ormai coi tempi che corrono siamo ormai ai livelli dell’utopia. E’
successo sul finire degli anni ’80, ed è stata una Storia di Fú
che solo per poco non si è trasformata in leggenda.
E’ successo
che una squadra di Serie B si è ritrovata come per incanto a calcare
i palcoscenici europei e, anziché finire travolta, è riuscita a
compiere un cammino imperioso, fermandosi solo ad un passo dalla
finale. Quella squadra è l’Atalanta, l’Atalanta della stagione
1987-88, allenata da Emiliano Mondonico. Atalanta che l’anno prima
era retrocessa dalla massima serie, ma in virtù del fatto di aver
disputato la finale di Coppa Italia contro il Napoli vincitore del
campionato, eccola ammessa alla Coppa delle Coppe, un tempo
prestigioso appuntamento internazionale oggi sparito dal calendario
calcistico.
Situazione alquanto strana, quella
degli orobici: la domenica a dover lottare in catini infuocati della
serie minore come quelli di Trieste, Barletta, San Benedetto del
Tronto, Messina, Taranto, e il mercoledì a girare per l’Europa.
Un’avventura che la squadra nerazzurra affronterà nella maniera
migliore, anche dopo un inizio di stagione a rilento. Che potrebbe
anche costare l’eliminazione già al primo turno, dopo una
sconfitta per 2-1 contro gli impronunciabili gallesi del Merthr
Tyfidil; per fortuna, al ritorno sono Oliviero Garlini e Aldo
Cantarutti a sistemare la questione in quattro minuti. Squadra bella
da vedere, quella atalantina, trascinata dal biondo vichingo Glenn
Stromberg, idolo della tifoseria orobica che a Bergamo ha messo
definitivamente radici, e con giocatori di livello come Andrea
Icardi, gli stessi Garlini e Cantarutti, l’esperto Carmine Gentile,
l’esterno Valter Bonacina.
La stagione dell’Atalanta, dopo un
inizio un po’ balbettante, sarà un esaltante crescendo, anche
fuori dai confini; i nerazzurri riescono ad avere ragione,
nell’ordine, dei greci dell’Iraklion Creta, anche qui ribaltando
uno svantaggio nella gara d’andata, e dello Sporting Lisbona,
oltretutto consumando una piccola rivincita contro la squadra che ne
fermò, allo spareggio, la corsa in Coppa delle Coppe nel 1963-1964.
Poi, in semifinale, arriva lo scontro contro un’altra grande favola
europea, quella del Malines, la formazione guidata da Aad de Mos che
sta ribaltando le gerarchie del calcio belga. Il clima è infuocato,
la tifoseria sogna, e ben prima della disputa della gara di ritorno i
biglietti per la partita interna vengono letteralmente polverizzati.
Il risultato della gara d'andata in Belgio, un 2-1 con gol di Ohana,
Stromberg e Den Boer, legittima i sogni di gloria.
La sera del 20 aprile 1988, nello
stadio una volta intitolato a Mario Brumana non entra nemmeno la
punta di uno spillo: un’atmosfera da urlo accoglie le due
formazioni, e soprattutto galvanizza l’Atalanta che parte a testa
bassa in cerca del gol, finendo però con lo sbattere contro
l’eccezionale portiere belga Preud’Homme che su Stromberg compirà
un vero e proprio miracolo. Al 39esimo, però, l’episodio della
svolta: un difensore belga tocca la palla di mano in area, l’arbitro
Butenko ci pensa un po’ ma poi assegna un rigore che Garlini
trasformerà. L’Atalanta sarebbe in finale, ma non può
accontentarsi; e nella ripresa arrivano altre occasioni, su tutte un
palo colto da Fortunato con Preud’Homme che tocca la palla quel
tanto che basta per deviare la traiettoria.
Poco dopo, però, il
gelo: azione di calcio piazzato, rimpallo su un difensore orobico,
arriva sulla palla Rutjers che un gran tiro al volo fa secco Piotti
per il pareggio. La reazione dei padroni di casa è più di pancia
che di testa, e nello sbilanciamento arriva la rete della sentenza,
firmata al 79esimo da Emmers.
Va in finale il Malines, che
conquisterà il trofeo a spese dell’Ajax, con de Mos che consumerà
la sua personale vendetta contro quella squadra e quel presidente,
Tom Harmsen, che lo aveva giubilato senza troppi perché tre anni
prima per affidare la panchina alla divinità dei lancieri, Johan
Cruijff (che però de Mos non avrà il piacere di battere essendosi
dimesso a gennaio; su quella panchina c’è Barry Hulshoff). In
quanto all’Atalanta, tantissimi applausi per una cavalcata comunque
incredibile, e a fine anno il premio del ritorno in Serie A.
Erano
gli anni Ottanta, quelli dove il calcio italiano ricominciava a
dettare legge in Europa e dove una squadra di Serie B poteva arrivare
a un passo dall’Olimpo. Sembrano passati secoli…
Christian Liotta

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