venerdì 20 giugno 2014

La Dea che voleva conquistare l'Europa


Potrebbe capitare anche oggi, anche se ormai coi tempi che corrono siamo ormai ai livelli dell’utopia. E’ successo sul finire degli anni ’80, ed è stata una Storia di Fú che solo per poco non si è trasformata in leggenda.

E’ successo che una squadra di Serie B si è ritrovata come per incanto a calcare i palcoscenici europei e, anziché finire travolta, è riuscita a compiere un cammino imperioso, fermandosi solo ad un passo dalla finale. Quella squadra è l’Atalanta, l’Atalanta della stagione 1987-88, allenata da Emiliano Mondonico. Atalanta che l’anno prima era retrocessa dalla massima serie, ma in virtù del fatto di aver disputato la finale di Coppa Italia contro il Napoli vincitore del campionato, eccola ammessa alla Coppa delle Coppe, un tempo prestigioso appuntamento internazionale oggi sparito dal calendario calcistico.

Situazione alquanto strana, quella degli orobici: la domenica a dover lottare in catini infuocati della serie minore come quelli di Trieste, Barletta, San Benedetto del Tronto, Messina, Taranto, e il mercoledì a girare per l’Europa. Un’avventura che la squadra nerazzurra affronterà nella maniera migliore, anche dopo un inizio di stagione a rilento. Che potrebbe anche costare l’eliminazione già al primo turno, dopo una sconfitta per 2-1 contro gli impronunciabili gallesi del Merthr Tyfidil; per fortuna, al ritorno sono Oliviero Garlini e Aldo Cantarutti a sistemare la questione in quattro minuti. Squadra bella da vedere, quella atalantina, trascinata dal biondo vichingo Glenn Stromberg, idolo della tifoseria orobica che a Bergamo ha messo definitivamente radici, e con giocatori di livello come Andrea Icardi, gli stessi Garlini e Cantarutti, l’esperto Carmine Gentile, l’esterno Valter Bonacina.

La stagione dell’Atalanta, dopo un inizio un po’ balbettante, sarà un esaltante crescendo, anche fuori dai confini; i nerazzurri riescono ad avere ragione, nell’ordine, dei greci dell’Iraklion Creta, anche qui ribaltando uno svantaggio nella gara d’andata, e dello Sporting Lisbona, oltretutto consumando una piccola rivincita contro la squadra che ne fermò, allo spareggio, la corsa in Coppa delle Coppe nel 1963-1964. Poi, in semifinale, arriva lo scontro contro un’altra grande favola europea, quella del Malines, la formazione guidata da Aad de Mos che sta ribaltando le gerarchie del calcio belga. Il clima è infuocato, la tifoseria sogna, e ben prima della disputa della gara di ritorno i biglietti per la partita interna vengono letteralmente polverizzati. 

Il risultato della gara d'andata in Belgio, un 2-1 con gol di Ohana, Stromberg e Den Boer, legittima i sogni di gloria.

La sera del 20 aprile 1988, nello stadio una volta intitolato a Mario Brumana non entra nemmeno la punta di uno spillo: un’atmosfera da urlo accoglie le due formazioni, e soprattutto galvanizza l’Atalanta che parte a testa bassa in cerca del gol, finendo però con lo sbattere contro l’eccezionale portiere belga Preud’Homme che su Stromberg compirà un vero e proprio miracolo. Al 39esimo, però, l’episodio della svolta: un difensore belga tocca la palla di mano in area, l’arbitro Butenko ci pensa un po’ ma poi assegna un rigore che Garlini trasformerà. L’Atalanta sarebbe in finale, ma non può accontentarsi; e nella ripresa arrivano altre occasioni, su tutte un palo colto da Fortunato con Preud’Homme che tocca la palla quel tanto che basta per deviare la traiettoria. 

Poco dopo, però, il gelo: azione di calcio piazzato, rimpallo su un difensore orobico, arriva sulla palla Rutjers che un gran tiro al volo fa secco Piotti per il pareggio. La reazione dei padroni di casa è più di pancia che di testa, e nello sbilanciamento arriva la rete della sentenza, firmata al 79esimo da Emmers.

Va in finale il Malines, che conquisterà il trofeo a spese dell’Ajax, con de Mos che consumerà la sua personale vendetta contro quella squadra e quel presidente, Tom Harmsen, che lo aveva giubilato senza troppi perché tre anni prima per affidare la panchina alla divinità dei lancieri, Johan Cruijff (che però de Mos non avrà il piacere di battere essendosi dimesso a gennaio; su quella panchina c’è Barry Hulshoff). In quanto all’Atalanta, tantissimi applausi per una cavalcata comunque incredibile, e a fine anno il premio del ritorno in Serie A. 

Erano gli anni Ottanta, quelli dove il calcio italiano ricominciava a dettare legge in Europa e dove una squadra di Serie B poteva arrivare a un passo dall’Olimpo. Sembrano passati secoli…

Christian Liotta


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