giovedì 12 giugno 2014

Una promessa è una promessa


Il calcio è fatto di gioie e delusioni. Questo lo abbiamo già detto, anzi. Questo è già stato detto svariate volte. Però, nel giorno in cui inizia il Mondiale c'è un fantasma che va cacciato dal Maracanà. Inutile stare a ricordare la storia del Maracanazo (chi non conosce la vittoria dell'Uruguay contro il Brasile nel 1950 ha sbagliato pagina). Partiamo dal momento immediatamente successivo al fischio finale dell'inglese George Reader. Un intero paese è gettato nella disperazione: il più grande trauma sportivo, un lutto inimmaginabile. Un lutto che colpisce moltissime famiglie.

“Mamma, ma perché papà è così triste?”, chiede un ragazzo che non ha ancora compiuto 12 anni
“Lascialo stare un po' da solo”, risponde la mamma.

Nonostante il consiglio della madre, questo bambino si avvicina al padre e gli promette: “Papà, tranquillo. Un giorno vincerò la Coppa del Mondo”.

Il percorso d'avvicinamento a quella che era la Coppa Jules Rimet passa anche dai 15 anni, vissuti come nessun ragazzino ha mai fatto. Al debutto con la maglia del Santos, entrando al posto di Del Vecchio, quel ragazzo che voleva consolare il padre segna contro il Corinthians de Santo André. Alla sua prima stagione in prima squadra, segna 15 reti in 11 partite.

La convocazione al Mondiale arriva nel 1958. Si vola in Svezia e il ct Vicente Feola ha la possibilità di unire due dei dei migliori del mondo: il famoso “quasi 12enne” e Garrincha. Nella fase a gironi, la Seleçao conquista 5 punti in tre partite (la vittoria valeva ancora 2 punti), segnando 5 reti senza incassarne neanche una. Si arriva ai quarti di finale, si gioca a Goteborg. E' il 19 giugno del 1958, il Brasile gioca come sa, ma il Galles non si lascia infilare. Ci pensa il “quasi 12enne” a mandare la squadra di Vicente Feola in semifinale con un gol al 66esimo.

In semifinale, è tutto più facile. 5-2 alla Francia, con reti di Didi, Vavà e tripletta di quello che nel giorno del Maracanazo non aveva ancora 12 anni. Sempre lui.

La finale si gioca il 29 giugno a Solna, stesso stadio della semifinale. Stesso stadio e stesso risultato. La Svezia si inchina 5-2, con i padroni di casa che hanno la malsana idea di passare in vantaggio dopo 4 minuti con Liedholm, che in Italia conosceremo come il Barone. Vavà ne fa due, doppietta anche del ragazzino di prima e gol di Zagallo.


Il Brasile conquista la prima delle tre Coppe Rimet, per la prima volta è campione del Mondo. Per la prima volta, il Maracanazo viene messo in secondo piano. Otto anni dopo, la promessa è mantenuta. La promessa di Edson Arantes do Nascimento.


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